Haiku. Poems by Emerging Romanian Artists, 2017, Boccanera Gallery, Trento

Ovidiu Leuce, Valentin Marian Ionescu, Marcel Rusu, Pavel Grosu, Cristian Avram
Haiku. Poems by Emerging Romanian Artists

A cura di / Curated by: Roxana Modreanu
Un ringraziamento speciale a / Special thanks to: Andrei Ciurdarescu

Lavorando con quello che, probabilmente, è il medium artistico più rinomato, la pittura, i giovani artisti rumeni stanno tentando di trovare una loro strada nel mondo dell’arte. Nel contesto di quanto è diventato un fenomeno internazionale molto interessante – la scuola di pittura di Cluj – alcuni giovani artisti rumeni stanno cercando di mostrare il loro punto di vista sulle possibilità della pittura nell’arte contemporanea.

Tutti e cinque gli artisti, Ovidiu Leuce (n. 1981), Valentin Marian Ionescu (n. 1982), Marcel Rusu (n. 1989), Pavel Grosu (n. 1991), and Cristian Avram (n. 1994), possono essere caratterizzati dalla comune fascinazione per questo medium.
La loro perseveranza nel ricercare I mezzi del colore può essere tradotta in termini di meta-pittura. Le loro opere non sono solo punti di vista sulla realtà odierna – anche se poi riusciamo a cogliere situazioni dalla società rumena o da ciò che le gravita attorno – ma un modo di costruire un discorso sulla pittura e su noi stessi. Progettando i loro sforzi nella forma di un Haiku, con le sue tre parti, possiamo dire che per tutti loro un versetto sta per la natura, un altro per la cultura e alla fine, facendo attenzione  a comprendere la loro predilezione per certi tipi di immagini e l’attenzione per gli aspetti formali, l’ultimo verso sta per la personalità dell’artista. Il loro approccio alla pittura ha una freschezza propria, ciascuno è diverso dall’altro e tutti sono allo stesso tempo un unico tributo alla pittura. E  cosa c’è di più bello dell’avere la possibilità di lasciarsi sopraffare dalla gioia attraverso l’arte, visti questi tempi tormentati della scena sociale e politica Rumena.

Il lavoro di Ovidiu Leuce ha a che fare con la ricontestualizzazione del paesaggio e della memoria. Utilizzando la sua personale esperienza di vita e frammenti di immagini che lui considera rilevanti come base per la sua pittura, l’artista ingaggia un esercizio di decostruzione, trasformando l’immagine in un altro tipo di realtà. Frammenti di realtà, altrimenti inosservati, vengono trasformati in punti d’interesse che ci invitano ad avere una nuova prospettiva sulle cose che ci circondano rivelando così un mondo possibile nel quale la storia personale può cambiare il senso della realtà.

Valentin Marian Ionescu direziona la sua investigazione nella pittura di paesaggio trasformando l’immagine in un qualcosa di molto vicino alla pittura astratta. La base per questa sorta di metamorfosi che lui usa è la geometria astratta della composizione con frammenti di essa che ci vengono svelati. La sua pittura implica una tensione sottostante tra figure geometriche che tengono insieme la pittura e i colori sensuali mescolati sulla superfice. Alla fine, parti del paesaggio quasi si trasformano in preziosi minerali, ricordandoci così di quanto la natura può essere un vero tesoro.

Nel lavoro di Marcel Rusu tutto sembra svanire. Con il suo modo di usare la superficie piatta e la tavolozza di colori contenuti, ricostruisce un mondo di sogno del quale lo spettatore può intravedere i fantasmi. Le figure misteriose e i paesaggi sono i mezzi che l’artista usa per rivelare i ricordi. Nel punto nel quale l’immagine della memoria è quasi svanita del tutto, lui la trasforma in un’immagine reale in modo che tutti possano vederla. Guardando questa fragile ricostruzione della memoria in pittura è come un invito dell’artista nel suo più intimo passato.

È lo stesso passato che possiamo ritrovare nel lavoro di Pavel Grosu, ma in una prospettiva molto diversa. Il suo archivio di fotografie – composto da foto di famiglia e scene che lui trova interessanti- si trasformano in collages mozzafiato dipinti sulla tela con maestria. Ogni immagine diventa un pretesto per trovare la massima capacità di espressione dei colori. L’esercizio cromatico è doppiato dalla composizione meticolosa e niente sulla tela viene lasciato al caso. Il risultato è sorprendente a causa del’ipnotica combinazione di colori saturi, bianchi e neri, tutti disposti con grande attenzione sulla tela, restituendo una rapida visione della nostra talvolta assurda realtà.

Artista all’inizio della sua carriera è Cristian Avram che ha un approccio alla pittura molto vicino ad una visione classica. Estraendo i suoi soggetti dal mondo che lo circonda, si serve della rappresentazione della realtà come mezzo di investigazione delle possibilità che il colore offre nella creazione di questo tipo di immaginario. Con un acuto senso del disegno e della pittura, il lavoro dell’artista richiama in modo diretto la storia della pittura, lavorando come promemoria del suo prestigio e, nello stesso tempo, della difficoltà di questo mezzo artistico.

Working with what is, probably, the most renowned artistic medium – painting – young Romanian artists are trying to find their own way into the art-world. In the context of what has become a very interesting international phenomenon, the Painting School of Cluj, some younger Romanian artists are showing their own view of the possibilities of painting in contemporary art. 

All five artists, Ovidiu Leuce (b. 1981), Valentin Marian Ionescu (b. 1982), Marcel Rusu (b. 1989), Pavel Grosu (b. 1991), and Cristian Avram (b. 1994), can be characterised by their fascination with this medium. Their persistence in investigating the means of colour can be translated into terms of meta-painting. Their works are not just overviews of today’s reality – even though we can catch a glimpse of Romanian society or Romania’s surroundings – but a way of constructing a discourse about painting and about themselves. By projecting their efforts in the form of a Haiku, with its three parts, we can say that for all of them one verse stands for nature, another for culture and, finally, by carefully understanding their option for some types of images and their attention to form, that the last verse stands for the personality of the artist. Their approach to painting is fresh, different for each of them, and at the same time a tribute to painting itself. And what can be more beautiful than to have the possibility of being overwhelmed by joy through art, given the tormented times of Romania’s political and social scene?

Ovidiu Leuce‘s work deal with the recontextualization of landscape and memory. Using his personal life experience and fragments of images he considers relevant for it as a basis of his paintings, the artist engages in an exercise of deconstruction, turning the image into a another kind of reality. Fragments of reality, otherwise unnoticeable, are turned by him in focus points inviting us to have a hole new perspective over the things that surround us and revealing a possible world, where the personal history can change the meaning of reality.

Valentin Marian Ionescu also directs his investigations in landscape painting, turning the image into one that is close to abstract painting. The basis for this kind of metamorphosis that he uses is the geometrical structure of the composition, fragments of it being revealed to the viewer. His paintings imply an underlying tension between geometrical figures that hold together the painting and the sensual colours blending on the surface. In the end, parts of the landscape almost turn into precious minerals, reminding us of the treasure nature can be.

In Marcel Rusu‘s works, everything seems to be fading away. His use of flat surface and restrained color palette reconstruct a dream world, from which the viewer can catch a glimpse of the shadows. The mysterious figures and landscapes are the artist’s way of revealing memories. At the point where the image from the memory almost faded away, he is turning it into a real image for everyone to see. Looking at this fragile reconstruction of memories in painting is like an invitation to the artists most intimate past.

The personal past can also be found in Pavel Grosu‘s works, but in a very different perspective. His  photo archive – consisting of personal photos or scenes the artist finds interesting – turns into breathtaking collages, masterly painted on the canvas. Every single image becomes a pretext for finding the maximum expressive potential of the colours. The hole chromatic exercise is doubled by the meticulously arranged composition, nothing being on the canvas by chance. The result is astonishing thanks to the mesmerizing combination of saturated colours, black and white, all of them carefully placed on the canvas, giving a glimpse of our (sometimes) absurd reality.

Being at the very beginning of his artistic career, Cristian Avram‘s works are more closely related to a classical approach of painting. Deriving his subjects from his surrounding medium, his realistic depiction of reality serves as a mean of investigating the possibilities that colour offers in building this kind of imagery. With a keen sense of drawing and painting, the artist’s work recall in a direct way the history of painting, working as a reminder of the prestige and, in the same time, the difficulty of this artistic medium.

 

11.03.2017 – 06.05.2017


Location
Boccanera Gallery Trento
Via Alto Adige 176, Trento


Artists
Cristian Avram
Ovidiu Leuce
Valentin Marian Ionescu
Marcel Rusu
Pavel Grosu


Installation View and Artworks