AFTERLIFE
A New Beginning

A cura di / Curated by Cristian Avram and Giorgia Lucchi Boccanera

È passato un po’ di tempo da quando il fenomeno artistico internazionale “La Scuola di Cluj” ha attirato l’attenzione del mondo dell’arte. Ci si chiede cosa sia successo da allora e, soprattutto, come gli artisti di oggi si rapportino al passato e come si approccino alla loro arte con un tale precedente standard d’oro.

Sembra che per un certo periodo, all’inizio di questo fenomeno, la maggior parte degli artisti fosse legata da una pratica concettuale e da temi simili, come la riconciliazione del passato con il presente, soprattutto se pensiamo alla storia della Romania con il comunismo.

Con i “nuovi” artisti nati nella democrazia post-comunista rumena si crea una situazione interessante, che li colloca in un luogo da cui è temporalmente impossibile aver vissuto il comunismo, ma abbastanza vicino perché il suo segno si senta ancora. Se all’inizio, quando gli artisti di spicco sono emersi sulla scena artistica internazionale, la loro indagine principale riguardava il passato, un passato molto vivo che per artisti delle nuove generazioni è percepito solo indirettamente, allora la domanda che rimane da fare è: “dove andiamo da qui?”.
Anche se uno non è interessato alla politica o alla storia in modo attivo nel suo processo di creazione, possiamo essere d’accordo sul fatto che nessuno esiste in un ambiente vuoto, il contesto appare in un modo o nell’altro, anche le storie personali sono il risultato di una storia collettiva.
Con lo spostamento dell’enfasi da una storia collettiva a una più personale, possiamo assistere alla nascita di una gamma più ampia di interessi diversi e di metodi individuali di creazione, che pompano sempre nuova linfa nella scena artistica di Cluj, riflettendo alcuni aspetti interessanti del nostro tempo e forse un’ansiosa speranza per il futuro.

In questa mostra collettiva ospitata a Trento da Boccanera Gallery intitolata AFTERLIFE. A New Beginning, Cristian Avram invita gli artisti Oana Cervinschi, Marius Ghita, Amanda Maier, Cătălina Milea and Andriana Oborocean a riunirsi in un’esposizione di immaginari e pratiche diverse per lasciare il proprio segno in questa nuova vita per gli artisti che vivono e lavorano a Cluj.
Non si tratta né di una sfida né di una continuazione del fenomeno passato ma, con un’ambientazione sotto l’attenzione del mondo dell’arte, può certamente essere un nuovo inizio.

A prima vista, le opere di Cristian Avram (Alba-Iulia, 1994) seguono un approccio piuttosto classico alla pittura con rappresentazioni realistiche di oggetti e scene quotidiane, estrapolate dall’esperienza personale. Tuttavia, la sua ricerca non si concentra sulla rappresentazione in sé (che agisce come un innesco e un pretesto per creare varie forme e relazioni, filtrate in modo tale da eliminare tutto ciò che non è essenziale), essendo la rappresentazione solo un mezzo per creare metafore visive che racchiudono la ricerca della verità del mondo interiore, trasformando il personale in universale, l’impossibile in possibile. Nei suoi soggetti Avram gioca spesso con i riflessi, l’incertezza e la dualità tra interno ed esterno; i dipinti stessi fungono da portali: un modo per guardare attraverso qualcosa di diverso, o forse, anche uno specchio che riflette un diverso tipo di realtà e quindi un modo diverso di vedere per l’osservatore.

Oana Cervinschi (Zalău, 1998) è una pittrice che trova ispirazione nella storia dell’arte e nella letteratura che riflettono il motivo della solitudine, della natura intrinseca dell’uomo e del rapporto con l’ambiente circostante. Nelle sue opere cerca di rappresentare il tema dello spazio personale, scegliendo interni significativi per lei, con i quali ha sviluppato un legame intimo, soprattutto scene di vita quotidiana in cui l’artista coglie il modo in cui lo straordinario può infiltrarsi anche nei luoghi e nelle situazioni più ordinarie. La figura umana è di solito latitante o assente dai suoi dipinti, denotando un senso di isolamento. Le sue opere possono essere viste come una rappresentazione onesta della vita quotidiana, di oggetti e attività banali, che sono universali e a cui le persone possono relazionarsi indipendentemente dal loro background socio-culturale.

I dipinti di Marius Ghita (Satu Mare, 1999) portano con sé un notevole senso di nostalgia, dovuto al suo forte legame con l’infanzia e i luoghi del passato, come la casa dei genitori. Mentre lavora, Ghita è in un processo di perenne interrogazione e scoperta, spostando la sua prospettiva dall’esperienza all’immaginazione, lasciando che sia quest’ultima a riempire i vuoti della memoria attraverso una ricerca allegorica del noto e dell’ignoto, dell’umano e del dubbio. L’artista utilizza le tecniche della pittura tradizionale per costruire ambienti che contengono la solitudine umana e alludono all’oscurità della percezione. Nelle sue ambientazioni, il paesaggio è vivo tanto quanto i suoi personaggi e coesistono apparentemente attraverso una simbiosi relazionale e cromatica.

Amanda Maier (Oradea, 1996) è una fotografa le cui esplorazioni consistono principalmente nel mezzo della pellicola istantanea polaroid. Lavora in serie come diari fotografici come in Fragments of time, un puzzle di sentimenti ambientato in un contesto rinascimentale nella città di Venezia; questo diario nasce dall’idea di un ricordo: uno stato effimero in un certo momento, che si cerca disperatamente di conservare, ma che inevitabilmente svanisce. La maggior parte delle fotografie istantanee di questa serie ritraggono una misteriosa silhouette femminile catturata in varie situazioni intime. Un’altra serie, intitolata In Blue, presenta un diario di fotografie istantanee scattate in un ambiente acquatico. L’acqua esalta le distorsioni uniche di ogni fotografia, dando l’illusione di gesti incantevoli. Mentre le fotografie accendono l’idea di libertà e di pace, le loro cornici suggeriscono l’indubbia prigionia dell’essere umano nella morsa del tempo.

Cătălina Milea (Bistrița, 2000) preferisce lavorare con un medium classico come i colori ad olio o il pastello secco su superfici di medie dimensioni per stabilire un rapporto più intimo con lo spettatore. Può essere descritta come una cacciatrice di significati, spinta dalla sua sensibilità verso l’inspiegabile, dipingendo l’assurdità delle apparenze quotidiane ed esplorando le incognite dell’essere. Nel processo di costruzione del suo immaginario, Milea trova ispirazione in varie fonti, dalla mitologia ai bestiari del Medioevo. Con il suo campo di ricerca dominante nel Realismo Magico, la contraddizione diventa una delle chiavi principali per comprendere la sua visione. Tutti i suoi personaggi sono rappresentati in uno scenario di tragica ironia, spesso in modo fantasmatico. In molte delle sue opere si possono osservare diversi tipi di modelli organici che combinano il pittorico con il decorativo come mezzo di transizione tra il mondo della realtà e quello della fantasia.

La fotografia e il video sono gli strumenti principali di Andriana Oborocean (Transnistria, 1995) accompagnati da altri, come il cucito e la scultura. Costruisce opere pensate per generare risposte psicologiche ed emotive, esplorando temi legati all’identità, alla vulnerabilità e al contatto affettivo tra le persone. È frequente che faccia uso di elementi organici provenienti dalla natura e dalla tecnologia, spesso esposti insieme a elementi mistici ed eterei. Ogni sua opera incarna un’estetica personale, quasi surreale.


It’s been some time since the international artistic phenomenon, “The School of Cluj”, brought the attention of the art world. One would wonder what has been going on since, and more importantly, how do the artists now relate to the past and how do they approach their art with such a precedent set before them, a golden standard.

It seems that, for a time, at the begininng of the phenomenon, most of the artists were connected through a similar conceptual practice and themes, such as the reconciliation of the past with the present, especially if we are to think about Romania’s history with communism.

An interesting situation is created with the “new” artists born in Romania’s post communist democracy, putting them in a place from where it’s temporaly impossible to have lived it through, but close enough for its mark to be felt still. If in the beginning, when the leading artists first emerged in the international art scene, their main inquiry was about the past, for them a very much alive past that for the artists of newer generations is only felt indirectly, like a sort of awareness, then one inquiry left to be had is “where do we go from here?”.
Even if one is not interested in politics or history in an active way in his process of creating, we can agree that no one exists in a vaccum, the context appears through in one way or another, even the personal histories being the result of a collective one.
With the shifting of the emphasis from a collective history to a more personal one, we can witness the birth of a wider range of different intrests and individual methods of creating, pumping ever new blood into the art scene of Cluj, reflecting some interesting aspects of our times and maybe an anxious hope about the future.

In this group exhibition hosted in Trento by Boccanera Gallery titled AFTERLIFE. A New Beginning, Cristian Avram invited the artists Oana Cervinschi, Marius Ghita, Amanda Maier, Cătălina Milea and Andriana Oborocean to come together in a show of different imaginariums and practices in order to leave their own mark in this new life for artists working and living in Cluj.
It is neither a defiance nor a continuation of the past phenomenon but with a setting in the art world’s attention it can certainly be a new beginning.

Cristian Avram‘s (Alba-Iulia, 1994) works, at first glance, follow a rather classical approach to painting, with life-like depictions of everyday objects and scenes, extracted form personal experience. However, his striving does not stand within the depiction itself (which acts more like a trigger and a pretext in creating various shapes and relations, filtered in such a way as to purge away anything thats not essential), depiction being just a means to an end in creating visual metaphors that encapsulate the truthseeking of the inner world, turning the personal outwards into universal, the impossible into possibility. In his subjects Avram often plays with reflections, uncertainty and the duality between the interior and exterior, the paintings themselves acting as portals, a way of looking through into something else, or maybe, even a mirror that reflects a different kind of reality, a different way for the viewer to see.

Oana Cervinschi (Zalău, 1998) is a painter who finds inspiration in art’s history and literature that reflect the motif of solitude, of human intrinsec nature and the arelationship with his surroundings. In her works, she tries to depict the subject of personal space, choosing interiors that are meaningful to her, with which she developed an intimate connection, especially scenes of everyday life in which she captures the way in which the extraordinary can infiltrate even in the most ordinary places and situations. The human figure is usually fugitive or absent from her paintings, denoting a sense of isolation. Her works can be seen as a honest representation of the cotidian life, of mundane objects and activities, that are universal and to which people can relate to, regardless of their socio-cultural backgrounds.

Marius Ghita‘s (Satu Mare, 1999) paintings carry with them a considerable feeling of nostalgia, owing to his strong bond towards childhood and the places of days past, such as the parental home. While at work, Ghita is in a process of perpetual questioning and slef discovery, shifting his perspective from experience to imagination, as leaving the latter to fill the gaps of memory, through an allegorical research of the known and unknown, the human and the doubtful. He employs techniques of traditional painting in constructing enviroments that contain the human loneliness and hinting at the obscurity of perception. In his settings, the landscape is as much alive as its characters, coexisting seemingly through a relational and chromatic symbiosis.


Amanda Maier (Oradea, 1996) is a photographer whose explorations consist mainly in the medium of polaroid instant film. She works in series, which can be described at times as photographic diaries, as Fragments of time, a puzzle of feelings set in an Renaissance-like ambience in the city of Venice. This journal initiated from the idea of a memory: an ephemeral state at a certain moment of time, which one desperately tries to cherish, but it inevitably fades. Most instant photographs in this series portray a mysterious feminine silhouette captured in various intimate situations. Another series, titled In Blue showcases a diary of instant photographs, taken in an aquatic environment. The water enhances the unique distortions in each photograph, granting the illusion of enchanting gestures. While the photographs kindle the idea of freedom and peace, their frames suggest the undoubted captivity of the human being in the grasp of time.

Cătălina Milea (Bistrița, 2000) prefers to work with a classic medium like oil paints or dry pastel, on medium sized surfaces in order to establish a more intimate relation with the viewer. She can be described as a hunter for meaning, driven by her sensibilities into the unexplained, painting the absurdity of everyday appearances and exploring the uncannines of being. In the process of building her imagery she finds inspiration in various sources, from mythology to Middle Ages bestiaries. With her dominant field of research in Magical Realism, contradiction becomes one of the main keys in understanding her vision. All of her characters are displayed in a tragic irony scenario, often in a phantasmal fashion. In many of her works, there can be seen different types of organic patterns combining the pictorial with the decorative as an agent of transition between the world of reality and that of fantasy.

Photography and video are Andriana Oborocean‘s (Transnistria, 1995) main tools accompanied by others, such as sewing and sculpture. She build works designed to generate psychological and emotional responses, exploring topics related to identity, vulnerability and affective touch between people. It is common for her to make use of both organic elements from nature and technology, often displayed together alongside mystical, ethereal elements. Each of her work embodies a personal, almost surreal esthetic.

Dates

Opening 07.10.2022
6pm – 9pm

08.10.2022 –
19.11.2022


Location
Boccanera Gallery Trento
Via Alto Adige 176
Trento


Artists
Cristian Avram
Oana Cervinschi
Marius Ghita
Amanda Maier
Cătălina Milea
Andriana Oborocean