Stefano Abbiati, Natura su natura 2, 2011, mixed technique on board, 90 x 90 x 6.5 cm, detail

Stefano Abbiati, Alighiero Boetti, Pierluca Cetera, Pippo Isgrò, Valentina Miorandi, Elena Monzo, Giuseppe Penone and Bill Viola
Affinità elettive

A cura di / Curted by Luigi Meneghelli

“Ormai è tutto un labirintico ritornare e riandare e riprendere, riprodurre, far trasparire”. Così si esprime in un’intervista Giulio Paolini. Ed è un dato di fatto: siamo “uomini postumi”, che non cercano più prove sperimentali, grandi visioni metafisiche, progetti radicali. La stessa idea di storia ha smesso di essere unitaria, perchè si è spezzata la logica di uno sviluppo lineare, in favore di una composizione di eventi eterogenei. E l’arte, in quanto espressione del suo tempo, ha abbandonato ogni culto del nuovo, ogni tensione progressiva, per mettere assieme pezzi di mondo, orizzonti occasionali, rivisitazioni della storia. Essa non pratica più un pensiero sistematico, ma un pensiero “accumulativo, modulare, combinatorio”. Soprattutto non guarda al futuro, ma al passato, cercando in esso “una sorgente di immagini”, a cui attingrere a piene mani. Senza però, per questo, rifarsi alle vestigia della storia per riciclarle, restaurarle, aggiornarle (come aveva fatto, ad esempio, la Pittura Colta): ritorna su determinate immagini, come se queste avessero ancora una vita addormentata nella loro forma o avessero ancora qualcosa da esprimere.

L’esposizione “Affinità Elettive”, mettendo a confronto quattro giovani emergenti (Elena Monzo, Pierluca Cetera, Valentina Miorandi, Stefano Abbiati) con quattro maestri storici (Alighiero Boetti, Bill Viola, Emilio Isgrò, Giuseppe Penone) intende evidenziare la migrazione di motivi, di ipotesi, di composizioni tra l’ieri e l’oggi, tra energie antiche e nuovi quesiti. L’intenzione non è però quella di indagare il “ritorno del sepolto” e forse neppure quella di mettere in risalto come, dalle comparazioni, emergano segrete e mai sospettate influenze linguistiche. Sarebbe come ammettere che i “precursori” ci inondano e che le nostre immagini possono annegare in loro. L’intendimento di questa mostra è si quello di collegare tracce, far intuire parentele, ma soprattutto svelare l’inconscio delle immagini. Già Beaudelaire, del resto, più di un secolo e mezzo fa, parlava di lunghi echi che si confondono in una “unità tenebrosa e profonda, vasta come la notte e il chiarore”: ecco, anche qui, aldilà di confluenze e parallelismi, si vuole analizzare la zona limite, inafferrabile, imprecisata e misteriosa, molto interna e nascosta tra opera e opera.
Non quindi uno sguardo diretto, imperioso, ostinato, monodirezionale, ma uno sguardo che deborda, che intreccia relazioni, che trasforma conoscenze, che ridefinisce l’ordine delle cose, dei luoghi, dei tempi. Un’avventura intellettuale aperta, in cui si palesa tutto il bisogno dell’attualità di riappropriarsi delle proprie radici ma, nel contempo, tutta la possibilità di osservare le immagini del passato nelle fibre più celate o dalle angolature più inedite. E’ come se ricordo e contemporaneità si intrecciassero, per far sorgere imprevisti e sorprendenti significati. Così le “cancellature” di Isgrò con i loro inabissamenti visivi si relazionano con “L’Inno d’Italia” di Miorandi ridotto a pochi, emblematici passaggi e quel bisogno di “mettere al mondo il mondo” di Boetti diventa nella figurazione della Monzo una connessione scintillante e insieme inquieta di corpi. Mentre l’azione di Penone che lascia sulle cose l’impronta della propria identità si rovescia in Abbiati in un’ombra che sembra essudare dal fondo delle sue tavole e le immagini di Viola che si muovono impercettibilmente sullo schermo si trasformano in Cetera in una pittura retroilluminata che sembra paradossalmente prendere vita davanti ai nostri occhi.
Dunque “Affinità Elettive”, intese come “focolai di contatto”, come “flussi di risonanza”, dove i motivi si influenzano, interferiscono, creano un mosaico del visibile capace di suscitare nuove visioni. Soprattutto dove tutti i tempi “danzano insieme”, come si addice ad un’epoca post-storica” come la nostra.

“By now it is all a labyrinth to return and go back and resume, reproduce, reveal”. This is how Giulio Paolini expressed himself in an interview. And it is a fact: we are “posthumous men”, who no longer seek experimental proofs, great metaphysical visions, radical projects. The very idea of ​​history has ceased to be unitary, because the logic of a linear development has been broken in favour of a composition of heterogeneous events. And art, as an expression of its time, has abandoned every cult of the new, every progressive tension, to put together pieces of the world, occasional horizons, reinterpretations of history. It no longer practices a systematic thought, but an “accumulative, modular, combinatory” thought. Above all, it does not look to the future, but to the past, seeking in it “a source of images” to which to draw upon with both hands. However, without, for this reason, referring to the vestiges of history to recycle them, restore them, update them (as did, for example, the Cultured Painting): he returns to certain images as if they still had a sleeping life in their form or still had something to express.

The exhibition “Affinità Elettive”, comparing four emerging young people (Elena Monzo, Pierluca Cetera, Valentina Miorandi, Stefano Abbiati) with four historical masters (Alighiero Boetti, Bill Viola, Emilio Isgrò, Giuseppe Penone) intends to highlight the migration of hypotheses, of compositions between yesterday and today, between ancient energies and new questions. The intention, however, is not to investigate the “return of the buried subject” and perhaps not even to highlight how, from the comparisons, secret and never suspected linguistic influences emerge. It would be like admitting that the “precursors” flood us and that our images can drown in them. The intention of this exhibition is to connect traces, to make us understand kinship, but above all to reveal the unconscious of the images. Already Beaudelaire, more than a century and a half ago, spoke of long echoes that merge into a “dark and profound unity, as vast as night and light”: here, too, beyond confluences and parallels, yes he wants to analyze the boundary zone, elusive, unspecified and mysterious, very internal and hidden between work and work.
Not therefore a direct, imperious, obstinate, one-way gaze, but a gaze that overflows, that weaves relationships, that transforms knowledge, that redefines the order of things, places and times. An open intellectual adventure, in which all the current need to reclaim one’s roots is revealed but, at the same time, all the possibility of observing the images of the past in the most hidden fibers or from the most unusual angles. It is as if memory and contemporaneity are intertwined, to give rise to unexpected and surprising meanings. Thus Isgrò’s “cancellations” with their visual immersions relate to Miorandi’s “The Hymn of Italy” reduced to a few, emblematic passages and that need to “bring the world into the world” by Boetti becomes in Monzo’s figuration a sparkling yet restless connection of bodies. While the action of Penone who leaves the imprint of his own identity on things is overturned in Abbiati in a shadow that seems to exude from the bottom of his panels and the images of Viola that move imperceptibly on the screen are transformed into Cetera in a painting backlit that paradoxically seems to come to life before our eyes.
Therefore “Affinità Elettive”, understood as “hotbeds of contact”, as “resonance flows”, where the motifs influence, interfere, create a mosaic of the visible capable of arousing new visions. Especially where all times “dance together”, as befits a post-historical era “like ours.

Dates
08.04.2011 – 30.06.2011


Location
Boccanera Gallery Trento
Via Milano 128, Trento


Artists
Stefano Abbiati
Alighiero Boetti
Pierluca Cetera
Pippo Isgrò
Valentina Miorandi
Elena Monzo
Giuseppe Penone
Bill Viola



Installation view and Artworks

Emilio Isgrò, È ammessa l’unità nazionale, 2010, acrilico su tela montata su legno, 70 x 50 cm
Valentina Miorandi, Inno nazionale d’Italia 2011, 2010-2011, incisione sonora su vinile 33 giri, 1’49”
Bill Viola, The Passing (still), 1991, video b/n, mono, 54’
Pierluca Cetera, Il Bosco (i mostri della ragione generano sonno), 2010, olio su tela, installazione luminosa, 183 x 158 cm
Alighiero Boetti, Senza titolo (Pesci spada), 1988, tecnica mista su carta, 100 x 70 cm
Elena Monzo, Boetti 1, 2011, incisione acquaforte, filo di lana, 59 x 50 cm
Giuseppe Penone, Senza titolo, 1987, tecnica mista su carta, 50 x 60 cm, collezione privata, Trento
Stefano Abbiati, Natura su natura 1, 2011, tecnica mista su tavola, cm 100x100x6