Debora Hirsch, Donotclickthru (colonial tiles), 2017, oil on canvas, 96 x 168 cm

Debora Hirsch
in PRESENTE (IM)PERFETTO

Il Premio Città di Treviglio 2020 è stato caratterizzato da incertezza e da numerosi cambi di programma, dettati dalla situazione sanitaria attuale, ma anche da tanto entusiasmo e tenacia.

All’esposizione sono legati anche eventi collaterali pensati per diverse fasce di pubblico, dai più piccoli, alle famiglie, agli adulti, interessati ad avvicinarsi al mondo dell’arte contemporanea.

Il Museo Ernesto e Teresa Della Torre, custode di collezioni variegate ed eclettiche, era la sede più adeguata, almeno a Treviglio, per accogliere l’opera di Debora Hirsch (San Paolo del Brasile, 1967), un’opera costruita su un immaginario visivo poliedrico ed esuberante e sviluppata su incessanti processi di contaminazione. Il serbatoio privato a cui l’artista può attingere è un archivio sconfinato, costituito da immagini di A.I., visualizzazioni grafiche di dati o, ancora, figure da lei prodotte, il tutto elaborato visivamente. I frammenti di architetture barocche o i dettagli di una natura rigogliosa e selvaggia vengono quindi processati, provenendo a loro volta da libri, vasi, tappezzerie o altre fonti, e quindi armonizzati entro un registro indefinito e decorativo.

Il dipinto Firmamento (bars) e, in modi ancor più evidenti, il video Firmamento, esso pure del 2019, con la loro atmosfera mistica ci introducono in un universo ipnotico e sovrabbondante, animato da un repertorio di invasioni e sovrapposizioni visive ma sintonizzato anche su corde introspettive e forse, come è stato detto, con “una funzione taumaturgica”. La tecnologia evoca il mondo architettonico e vegetale e, vicendevolmente, l’architettura e la vegetazione ci riconducono alla tecnologia. Hirsch pone spesso al centro della riflessione le possibili analogie tra la colonizzazione delle Americhe, principalmente del Brasile che è il suo paese di origine, e la nuova era del colonialismo digitale che oggi tutti viviamo, con l’obiettivo di restituire un messaggio che sia comprensibile a tutti.

Al di là dell’eterno problema della manipolazione interpersonale, un ramo importante della ricerca di Hirsch è quello originato dal dramma della violenza sulle donne, che si è tradotto nel ciclo di opere The iconography of silence. Qui frammenti visivi e verbali legati agli abusi scorrono su tablet dalla superficie specchiante nei quali “l’osservatore può rivedersi, scoprendosi, inconsciamente, complice”.

The 2020 City of Treviglio Prize has been characterised by uncertainty and numerous changes of plan, dictated by the current health situation, but also by a lot of enthusiasm and tenacity.

The exhibition is also linked to collateral events designed for different audiences, from children to families and adults interested in approaching the world of contemporary art.

The Museo Ernesto e Teresa Della Torre, guardian of varied and eclectic collections, was the most appropriate venue, at least in Treviglio, to host the work of Debora Hirsch (Sao Paulo, Brazil, 1967), a work built on a multifaceted and exuberant visual imagery and developed on incessant processes of contamination. The private reservoir from which the artist can draw is a boundless archive, made up of A.I. images, graphic visualisations of data or, again, figures she has produced, all visually elaborated. Fragments of Baroque architecture or details of a lush, wild nature are then processed, coming in turn from books, vases, tapestries or other sources, and then harmonised within an indefinite, decorative register.

The painting Firmamento (bars) and, in even more obvious ways, the video Firmamento, also from 2019, with their mystical atmosphere introduce us into a hypnotic and superabundant universe, animated by a repertoire of visual invasions and superimpositions but also tuned to introspective chords and perhaps, as has been said, with “a thaumaturgical function”. Technology evokes the world of architecture and vegetation and, mutually, architecture and vegetation lead us back to technology. Hirsch often focuses his reflections on the possible analogies between the colonisation of the Americas, mainly of Brazil, his country of origin, and the new era of digital colonialism that we are all experiencing today, with the aim of providing a message that can be understood by everyone.

In addition to the eternal problem of interpersonal manipulation, an important branch of Hirsch’s research originates from the drama of violence against women, which has been translated into the cycle of works The iconography of silence. Here, visual and verbal fragments linked to the abuse flow on mirrored tablets in which “the observer can see himself again, unconsciously discovering that he is an accomplice”.

Dates
05.09.2021 – 10.10.2021

Opening 04.09.2021
ore 18 | 6pm


Location
Centro Civico Culturale, vicolo Bicetti de Buttinoni, 11, 24047 Treviglio IT


Our artist
Debora Hirsch


More info


Artworks

Debora Hirsch, Firmamento (bars), 2019, acrylic and ink on canvas, 86 x 130 cm
Debora Hirsch, Firmamento, 2019, 6′ (video stills)