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LakeArt. Arte e natura lungo i laghi della Valsugana

Prima tappa del progetto Bikenera – Art in Motion, ideato da Boccanera Gallery per portare l’arte contemporanea oltre i confini degli spazi espositivi tradizionali.

La mappa delle opere

Clicca sui pin per scoprire le opere lungo la ciclopedonale dei laghi di Caldonazzo e Levico. Le icone a forma di ruota ti guideranno invece ad approfondimenti tematici.

Mappa interattiva

Leggende

La dama bianca

La storia della Dama Bianca è una delle leggende più celebri della Valsugana, un racconto che mescola bellezza, dolore e un profondo desiderio di liberazione. La leggenda va oltre il fascino delle pietre antiche e rende il Castel Pergine più di un semplice sito storico, trasformandolo in un luogo magico, un portale verso un passato ricco di emozioni e storie che continuano a riecheggiare tra le sue mura.

La leggenda narra di una donna maltrattata da un tirannico signore del castello, che si sarebbe gettata da una finestra per reclamare la sua libertà, abbracciando la morte come unica via di fuga dalla sua prigionia e apparendo poi come uno spirito vendicativo che vaga per le stanze nelle notti di luna piena, con l’ombra di un vestito bianco e un canto malinconico di libertà.

Sebbene non esistano raffigurazioni artistiche canoniche dedicate specificamente alla sua figura, lo spirito della Dama Bianca viene evocato e descritto in vari modi nei racconti popolari e durante eventi come le Feste Medievali, attraverso la sua apparizione come una presenza luminosa, un lamento dolente e la sua continua ricerca di pace nelle mura del castello.


I fantasmi di Siccone II e dei suoi cavalieri

Attorno alla Magnifica Corte di Caldonazzo aleggia da secoli un’atmosfera di mistero. Nelle notti più buie, quando la luna non illumina il cielo, si racconta che compaiano ombre di cavalieri con torce accese: sono gli spiriti inquieti dei soldati di Siccone II, caduti in battaglia contro i Vicentini nel 1385. Cercano le “chiavi del Paradiso”, unico modo per trovare la pace eterna.

Il loro signore, Siccone II di Caldonazzo, è ricordato come un uomo crudele e violento, temuto dai suoi sudditi. Vecchio e ormai malato, si ritirò nel suo castello, dove morì senza confessare i suoi peccati. La tradizione popolare racconta che, da allora, il suo fantasma vaghi senza pace attorno alle mura, condannato a scontare le sue colpe.

Tra storia e leggenda, la figura di Siccone II rimane una delle più oscure e affascinanti del Medioevo trentino.


La leggenda del drago di Levico

Si racconta che nelle acque del Lago di Levico viva un drago. La leggenda narra che nel 1500 il paese fosse minacciato da questa creatura, che pretendeva sacrifici animali e minacciava di volere anche vittime umane.

A liberare la popolazione arrivò il cavaliere Jaques de Laselva, un valoroso guerriero con armatura lucente e un destriero bianco. Di fronte al drago emerso dalle acque, egli non lo uccise, ma lo vinse con la forza della parola e della Fede: lo condannò a non cibarsi mai più di carne umana e a vivere pacifico nelle acque del lago.

Per suggellare la sua impresa, il cavaliere, con la sua lancia, fece sgorgare un ruscello, che ancora oggi irriga e rende fertile la valle. Poi, rifiutando ogni ricompensa, sparì nella nebbia, lasciando agli abitanti il ricordo di un atto di coraggio e generosità.


Il Lago di Caldonazzo e le sue leggende

Il povero viandante
Si racconta che un tempo, al posto delle acque del Lago di Caldonazzo, sorgessero due villaggi: Susa e Caldòn. I loro abitanti, ricchi e superbi, arrivarono a vietare perfino la carità ai poveri.

Un giorno un viandante affamato chiese ospitalità: fu respinto da tutti, tranne che da una vedova e da suo figlio. Prima di andarsene, l’uomo li avvisò: «Restate in casa, qualunque cosa accada stanotte». Al calar del sole, un diluvio senza fine sommerse case e campi, cancellando i due villaggi. Al mattino, al loro posto, brillava un lago immenso; solo la casetta della vedova si salvò, adagiata sulla riva: era la prima dimora del nuovo Lago di Caldonazzo.

Una curiosità
Il nome del paese di Calceranica viene fatto risalire a un aneddoto popolare: un uomo, rispondendo a chi gli chiedeva cosa portasse in una calza, disse “rane”. Da qui, Calza-ran-ega, “calza di rane”.

Echi dal passato

La chiesetta di San Cristoforo al Lago

La chiesa di San Cristoforo è una delle più antiche del Perginese: la sua esistenza è attestata già nel 1215, anche se le origini sono più remote. Sorge su un piccolo colle, un tempo circondato dalle acque del lago, in un luogo legato alla pesca e alla vita degli abitanti di Ischia e Canale.

Secondo una tradizione raccolta nel XVII secolo, qui si sarebbe trovato in epoca romana un tempio dedicato a Diana, dea della caccia e della natura. Questa leggenda è supportata dal ritrovamento, nel 1762, di un sepolcro circolare con ceneri e reperti antichi, e dal ricordo di affreschi (coperti nel 1703) che raffiguravano la dea con le ninfe.

Nel Medioevo la chiesa era affidata a un monaco custode; dal Quattrocento passò al parroco di Pergine, che ne curava la manutenzione in cambio di diritti di pesca e di decime agricole.

Dopo secoli di incuria e usi profani, l’edificio fu più volte restaurato. Nonostante i rimaneggiamenti, la chiesetta conserva intatto il suo fascino di luogo sacro sospeso tra storia, mitologia e natura.


Le origini di Levico

La zona di Levico Terme è abitata fin dall’età del bronzo, come attestano numerosi ritrovamenti archeologici. Il nome dell’abitato potrebbe derivare dal latino “laevus vicus”, ovvero “villaggio sulla riva sinistra” (del fiume Brenta), anche se alcuni studiosi moderni ipotizzano un’origine prelatina.

Nel 1858, al “Capitelo del Prà”, vicino alla stazione ferroviaria, furono rinvenute tombe romane, tra cui un grande sarcofago in pietra calcarea. Levico era anche attraversata dalla strada romana che collegava Feltre a Trento lungo la Valsugana.

Valsugana, terra d’arte

Là dove il paesaggio accende lo sguardo

Nelle pieghe della Valsugana, terra di passaggi silenziosi e luci cangianti, sono nati artisti che hanno saputo guardare oltre l’apparenza, restituendo al mondo visioni intime, potenti e personali.

Conosciamone alcuni…

Orazio Gaigher Autoritratto
Orazio Gaigher, Autoritratto

Orazio Gaigher

Orazio Gaigher, nato a Barco di Levico nel 1870, abbandona la medicina per seguire il richiamo della pittura. Viaggiatore colto, porta sulla tela la dolcezza luminosa del plein air francese, influenzato da Renoir e dall’impressionismo mitteleuropeo. Le sue figure femminili, come in Amiche al tè (1920-25), sembrano emergere da un tempo sospeso, immerse in atmosfere borghesi e quiete, mentre nei ritratti e nelle scene rurali esplode la sua maestria coloristica.

Amiche al tè
Orazio Gaigher, Amiche al tè, 1920-25. Olio su tela, 77 x 64,5 cm

Giuseppe Angelico Dallabrida

Gli sfollati
Giuseppe Angelico Dallabrida, Gli sfollati, 1915-18. Olio su tavola, 23 x 50 cm

Accanto a lui, e quasi in contrappunto, si muove la pennellata più inquieta e lirica di Giuseppe Angelico Dallabrida, nato a Caldonazzo nel 1874. Lontano da accademie e retoriche, la sua pittura si fa sussurro, evocazione. Nei suoi paesaggi non si cerca la veduta, ma l’emozione: le macchie di colore vibrano e suggeriscono più di quanto mostrino. In Gli sfollati (1915-18), il dramma della prigionia si scioglie in poesia visiva. La sua è una pittura fatta di silenzi e dissolvenze, che evolve verso una forma quasi astratta, dove la memoria della Valsugana si fa materia pittorica.


Guido Polo

Ritratto di donna a Burano
Guido Polo, Ritratto di donna a Burano, 1976. Olio su cartone telato, 70 x 50 cm

Altra potentissima voce è quella di Guido Polo, nato a Borgo Valsugana nel 1898. La sua pittura, maturata tra Monaco e Trento, si nutre di spiritualità romanica e di una modernità asciutta, senza clamori. Volti scavati, occhi che non cercano lo spettatore ma lo attraversano: in opere come Figura (1951) o Ritratto di donna a Burano (1976), racconta la vita comune con un’intensità quasi sacrale. Nei suoi acquerelli e incisioni, Trento diventa riflesso interiore, città dell’anima più che dello sguardo.


Eugenio Prati
Eugenio Prati

Eugenio Prati

Non meno ispirato fu Eugenio Prati, nato a Caldonazzo nel 1842 e grande cantore della vita rurale trentina. Con pennellate fresche e intime descrisse la quotidianità dei contadini, le donne alle fontane, i bambini nei cortili, portando in scena la poesia semplice del vivere. I suoi ritratti e paesaggi sono finestre su un mondo fatto di attese, silenzi, luce filtrata tra le fronde.

Alla fontana
Eugenio Prati, Alla fontana, 1883. Olio su tavola, 46,5 x 30,5 cm

Tullio Garbari
Tullio Garbari

Tullio Garbari

Un’energia del tutto diversa attraversa l’opera di Tullio Garbari, nato a Pergine Valsugana nel 1892 e spirito inquieto del primo Novecento. Inquietudine religiosa e tensione espressiva caratterizzano i suoi dipinti, dove i volti si fanno ieratici e i corpi ricordano le linee del gotico e del primitivismo. Amico di Carlo Carrà e partecipe alle avanguardie europee, Garbari costruì un linguaggio visionario e modernissimo. Morirà giovane a Parigi, lasciando un’opera breve ma intensissima.

La cena
Tullio Garbari, La cena (Le tre sorelle), 1916-17. Tempera su carta, 14 x 17,5 cm

Luigi Senesi
Luigi Senesi

Luigi Senesi

Chiude questa galleria di visioni Luigi Senesi, nato a Trento nel 1930 e scomparso nel 1990. Pittore appartato e raffinato, aderì alle ricerche astratte della seconda metà del Novecento, elaborando una pittura che unisce rigore geometrico e vibrazioni cromatiche di rara sensibilità. Le sue tele, spesso costruite per trasparenze e velature, evocano paesaggi interiori fatti di luce e silenzio. Una voce intensa e solitaria che ha lasciato un’impronta luminosa nella storia dell’arte astratta italiana.

Trasparenza O/S
Luigi Senesi, Trasparenza O/S, 1976. Idropittura acrilica su tela, 50 x 80 cm

Paesaggio in sella

La ciclabile della Valsugana

La ciclabile della Valsugana è molto più di un percorso: è un viaggio lento e immersivo nel cuore del Trentino, tra montagne, laghi e borghi storici. Un itinerario di oltre 80 km che collega Pergine Valsugana a Bassano del Grappa, seguendo il corso del fiume Brenta e regalando panorami sempre diversi.

Pedalare qui significa attraversare paesaggi da incorniciare: i riflessi del lago di Caldonazzo e di Levico, le campagne coltivate, le antiche vie di commercio e i piccoli centri dove fermarsi per un assaggio della tradizione locale. Ogni chilometro porta con sé un incontro: con la natura, con la storia, con l’arte e con se stessi.


Le grandi salite da mito

La Valsugana non è solo una valle da attraversare, ma un terreno di sfida che ha scritto alcune delle pagine più epiche del ciclismo. Qui le grandi salite – Panarotta, Vetriolo, Menador e il Passo Manghen, solo per citarne alcune – hanno messo alla prova i campioni e infiammato le tappe del Giro d’Italia, trasformandosi in luoghi simbolo della fatica, del coraggio e della gloria su due ruote.

Pedalare su queste strade significa rivivere le emozioni dei professionisti, sentire l’adrenalina di pendenze che sembrano infinite e allo stesso tempo lasciarsi avvolgere da panorami spettacolari: boschi fitti, tornanti mozzafiato e viste che ripagano di ogni sforzo.

Habitat da scoprire

Valsugana: uno scrigno botanico

La Valsugana ospita una straordinaria varietà botanica: qui convivono specie alpine, mediterranee e continentali. Accanto ai boschi e ai prati fioriti, un ruolo speciale è riservato alle zone umide e alle torbiere, come quella di Roncegno, dove crescono piante rare, come la Drosera rotundifolia, una piccola pianta carnivora. La valle custodisce inoltre specie protette come le orchidee spontanee, il giglio martagone e i delicati ranuncoli d’acqua, che colorano i corsi d’acqua più lenti. Un patrimonio naturale unico, da scoprire una pedalata alla volta.


I canneti

I canneti della Valsugana sono habitat preziosi e vivaci che si estendono lungo le rive dei laghi di Levico e Caldonazzo e lungo il fiume Brenta. La canna di palude, alta fino a 4 metri, domina tra tutte le specie, ma tra le sue fronde crescono anche la tifa, i carici e altre piante semi-acquatiche, che rendono questi spazi un mosaico di verde e rifugi naturali. Questi ambienti sono fondamentali per la fauna: molti uccelli acquatici, come l’airone cenerino, la cannaiola comune, lo svasso maggiore e il porciglione, trovano tra i canneti riparo e luoghi sicuri per nidificare.

Oltre a offrire rifugio alla fauna, i canneti svolgono altre importanti funzioni ecologiche: filtrano naturalmente le acque, proteggono le sponde dall’erosione e creano un microclima che regola umidità e temperatura.

Un esempio straordinario di questi ecosistemi è il canneto del Lago di Levico, parte del Parco Naturale e soggetto a piani di conservazione. Qui i visitatori possono passeggiare lungo la suggestiva Strada dei Pescatori e scoprire la ricchezza di un ambiente delicato e affascinante.

Installazione artistica a San Cristoforo

Vista San Cristoforo, 2025
Ferro verniciato, sedute in legno, dimensioni ambientali

Coordinate: N 46°02.178′ E 011°13.840′

Immersa nel biotopo di San Cristoforo, l’opera instaura un dialogo silenzioso ma potente con il paesaggio circostante. La sottile linea metallica riprende e traduce in forma essenziale il profilo delle montagne che fanno da sfondo al lago, diventando una guida visiva che invita lo sguardo a ripercorrere le vette e a riscoprire il ritmo naturale degli orizzonti. In questo gesto semplice ma evocativo si concentra un’idea di unione: con una sola linea si collegano più orizzonti, più territori. L’intervento sottolinea come il paesaggio non sia solo sfondo, ma elemento identitario che lega comunità, memorie e luoghi. Così, il profilo scultoreo diventa segno di appartenenza, un invito a fermarsi a guardare e a riscoprire la bellezza racchiusa in ogni dettaglio del territorio che ci circonda.

Installazione artistica presso la ciclabile a Calceranica – Valcanover

Nel vento (canneto), 2025
Porfido, acciaio inox, rame, dimensioni ambientali

Coordinate: N 46°01’20.8″ E 11°13’50.2”

Partendo dallo studio del biotopo dei laghi della Valsugana, l’artista decide di concentrarsi sull’elemento della Phragmites australis (cannuccia di palude): nasce così Canneto (nel vento), installazione scultorea composta da elementi realizzati in materiali reperiti sul territorio. Le basi in porfido fanno da supporto a steli d’acciaio sormontati da puntali in rame, che richiamano la peculiare parte superiore delle canne. Il canneto, elemento spesso nascosto e mimetico, qui si rivela e viene esaltato. L’acqua si fa pietra, solidificazione della millenaria storia geologica di questo territorio. Le aste danzano al vento, tintinnando; l’aria trasporta il suono nel paesaggio. Il lago, sullo sfondo, si fa cassa di risonanza armonica. Pennacchi ramati giocano a riflettere la luce del sole, dialogando con le scintillanti increspature della superficie lacustre. L’installazione coinvolge così lo spettatore in un’esperienza sinestetica di connessione con il paesaggio.

Installazione artistica a Levico Terme

Menador, 2025
Porfido, ferro verniciato, dimensioni ambientali

Coordinate: N 46°00.383′ E 011°17.425′

Una linea traccia il profilo di una montagna, un orizzonte materializzato, tangibile, ci avvicina alle cime. L’opera, pensata come intervento site specific, sintetizza il profilo del Monte Pegolara, trasformandolo in elemento scultoreo sospeso tra terra e cielo. La linea, nella sua essenzialità, si offre come segno-guida: una soglia che orienta lo sguardo e accompagna alla scoperta delle forme del territorio e della loro potenza evocativa. Posta accanto all’installazione Paesaggio in scia ci invita a immaginarci mentre percorriamo l’iconica salita panoramica del Menador, che collega la Valsugana all’altopiano di Lavarone e all’Alpe di Luserna, protagonista della 17ª tappa del Giro d’Italia 2022. Non è soltanto una rappresentazione, ma un atto di relazione tra natura e artificio. Come un simbolo astratto portato nello spazio, il profilo sottolinea la continuità tra opera e contesto, tra la dimensione estetica e quella geografica. È un invito ad osservare e percorrere gli orizzonti, a riscoprire sui pedali le cornici vive di questo meraviglioso paesaggio.

Installazione artistica a Levico Terme

Paesaggio in scia, 2025
6 elementi in ferro, diametro 210 cm ciascuno

Coordinate: N 46°00.383′ E 011°17.425′

L’opera nasce dall’idea di evocare i cerchi delle botti, elemento simbolico della produzione vinicola del territorio. Gli elementi in ferro, realizzati appositamente, sono allestiti in sequenza, secondo intervalli e dimensioni via via decrescenti. L’installazione richiama così anche il movimento delle ruote di una bicicletta, simbolo del viaggio, del paesaggio attraversato e vissuto. Posta accanto all’installazione Menador, l’opera accompagna lo sguardo non solo lungo il prosieguo della sinuosa ciclabile, ma lo fa alzare anche verso la vicina salita del Menador, inerpicata sul monte Pegolara: sogno di gloria in rosa per i ciclisti più attivi. Non è soltanto una rappresentazione, ma un atto di relazione tra natura e artificio. Come un simbolo astratto portato nello spazio, il profilo sottolinea la continuità tra opera e contesto, tra la dimensione estetica e quella geografica. È un invito ad osservare e percorrere gli orizzonti, a riscoprire sui pedali le cornici vive di questo meraviglioso paesaggio.

Un ringraziamento speciale a Metal Working, Pergine Valsugana e a Furlani Acciai, Altipiano della Vigolana

Il progetto

Il progetto nasce dalla collaborazione tra il GOE e Boccanera Gallery, con il sostegno della Cassa Rurale Alta Valsugana. L’iniziativa mette in dialogo la bellezza naturale della Valsugana con l’arte contemporanea, invitando a vivere i laghi di Caldonazzo e Levico attraverso un percorso esperienziale lungo la ciclopedonale.

Il primo artista invitato è Ivano Troisi, autore dei disegni da cui prendono forma le installazioni, curate da Giorgia Lucchi Boccanera e realizzate da Boccanera Gallery con il supporto degli operatori economici del territorio. Il progetto si sviluppa in collaborazione con artigiani locali e professionisti specializzati nella lavorazione del metallo e della pietra, attraverso l’utilizzo di materiali raccolti in loco o riciclati. In armonia con il paesaggio, le opere evocano relazioni tra terra, acqua e cielo e affrontano quattro temi fondamentali: l’unione tra i comuni, la natura, il movimento e il legame con il territorio.

Il percorso invita a scoprire le installazioni e al tempo stesso a riflettere sul valore del paesaggio. Visite guidate e QR code permettono di approfondire gli aspetti artistici e naturalistici, trasformando l’esperienza in un viaggio sensoriale, educativo e sostenibile.

L’artista: Ivano Troisi

Ivano Troisi (Salerno, 1984) vive e lavora tra Arezzo e Salerno. La sua ricerca parte dall’osservazione della natura e dall’uso di materiali semplici o raccolti sul posto, in dialogo con la tradizione dell’Arte Povera e della Land Art.

Il suo lavoro è stato esposto in istituzioni come il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma e il Museo Madre di Napoli. Nel 2024 ha vinto il Premio ArteMuseo della GAM di Verona (visitabile fino a settembre 2026), che gli ha dedicato una mostra personale nel 2025, a seguito della sua presentazione ad ArtVerona con Boccanera Gallery.

Per Ivano Troisi il fare artistico è ricerca del sé attraverso quelle cose rilasciate come frammenti, alle quali difficilmente prestiamo attenzione.

Luca Beatrice


Bikenera – Art in Motion

Bikenera – Art in Motion è il nuovo percorso ideato da Boccanera Gallery per portare l’arte contemporanea oltre i confini degli spazi espositivi tradizionali, per avvicinarsi a tutta la collettività.

Collaborazioni

GOE

Il Gruppo Operatori Economici Laghi della Valsugana (GOE) è un comitato privo di scopo di lucro, apolitico e apartitico formatosi nel dicembre 2024, che unisce le realtà imprenditoriali e professionali di tutte le categorie economiche che operano sul territorio dei «Laghi della Valsugana», anche senza avervi sede, svolgendo attività che favoriscono direttamente o indirettamente lo sviluppo del turismo.

Cassa Rurale Alta Valsugana

La Cassa Rurale Alta Valsugana nasce dalla fusione di 4 grandi realtà appartenenti al territorio dell’Alta Valsugana: Cassa Rurale di Caldonazzo, Cassa Rurale di Levico, Cassa Rurale Pinetana Fornace e Seregnano, Cassa Rurale di Pergine. Le quattro Casse Rurali, da oltre un secolo protagoniste della vita economica e sociale della comunità, si sono unite insieme il 1° luglio 2016, potendo contare su una solidità maturata nel tempo.

APT Valsugana

L’azienda per il Turismo Valsugana Lagorai ha come mission la promozione dell’offerta turistica dell’ambito attraverso diversi strumenti: servizio di informazione e accoglienza turistica, promozione dell’area e iniziative di marketing turistico, creazione e intermediazione di servizi, offerta di proposte vacanza.

Ringraziamenti